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Presentazione progetto

Il progetto “Parchi di cultura: una idea per il futuro dell’Appennino” intende dunque, come già ricordato, in estrema sintesi, valorizzare e promuovere in modo integrato e sistemico eventi e prodotti turistici già esistenti ed organizzare alcune nuove attività di richiamo turistico per l’intero territorio miranti ad armonizzare e consolidare l’offerta, anche al fine di creare opportunità professionali e lavorative agli operatori ed alle giovani generazioni locali.

In questa sezione del sito pare opportuno offrire, a chi fosse interessato, un approfondimento descrittivo del progetto che ha portato alla costituzione dei Parchi del Medioevo e del Parco dei Luoghi dell’Anima nell’Appennino modenese.

A tal proposito, perciò, è necessario innanzitutto esplicitare come il percorso di ricerca ed il successivo progetto di sperimentazione dell’attivazione dei “parchi di cultura”seguano alcune importanti coordinate, che è opportuno fin d’ora ricordare:

Il progetto mira ad applicare tali importanti coordinate tramite alcune fasi che si svilupperanno nel loro complesso
nel periodo ottobre 2004 – dicembre 2005:

  1. Diffusione e condivisione dell’idea progettuale: attivazione della rete degli operatori interessati alla realizzazione del Parco; tale fase ha rappresentato l’impegno iniziale più consistente e di maggior sforzo, connesso alla presentazione del progetto a tutti gli operatori pubblici della montagna modenese, nonché a operatori pubblici quali Istituti scolastici o di interesse generali quali la Diocesi di Modena, la sensibilizzazione di molti operatori turistico/ricettivi operanti nel nostro Appennino; tale impegno ha permesso di arrivare a formalizzare una rete di oltre 80 soggetti aderenti
  2. Selezione e attivazione del team di giovani interessati alla realizzazione del Parco; per quanto concerne questa fase del progetto, si è provveduto a sollecitare tutti gli interlocutori pubblici aderenti, affinché potessero indicare persone potenzialmente idonee e interessate a questa opportunità formativa. Ciò ha permesso di ricevere la candidatura di 15 giovani residenti nell’Appennino modenese.
  3. Progettazione operativa del Parco, a cui far partecipare anche i giovani selezionati. In questa fase, tramite un confronto serrato con i soggetti pubblici e privati costituenti i Parchi di Cultura, è stato possibile individuare quali fossero le iniziative, le risorse e le opportunità che ognuno intendeva inserire nel Parco, per poter costruire un calendario di proposte turistiche e culturali e un insieme di offerte ricettive, ristorative, informative ed animative del territorio, qualora coerenti ai temi portanti del Parco in oggetto (Medioevo da una parte e Luoghi dell’Anima dall’altra);
  4. Organizzazione, gestione e valorizzazione dei prodotti e degli eventi turistici del Parco.
  5. Comunicazione e promozione del Parco. Il progetto di sperimentazione dei Parchi di Cultura ha previsto, fin dall’inizio, una dotazione economica finalizzata alla creazione dei primi indispensabili strumenti di promozione di questi due nuovi prodotti turistici: cartine tematiche e siti Internet dedicati (www.parchidicultura.it, www.parcomedioevo.it e www.parcoluoghidellanima.it). Questi sono da intendersi come punti di partenza per l’attività di comunicazione e marketing, che sarà prevalentemente rivolta al consolidamento e miglioramento dell’immagine dei Parchi e della loro capacità di penetrazione verso un pubblico sempre più ampio e segmentato.
  6. Valutazione ricadute socio/economiche e professionali. L’ultima fase dell’attività intende proporre una valutazione “policentrica” e pluralistica relativa alle ricadute socio-economiche sul territorio Appenninico ed a quelle professionali sugli operatori turistici coinvolti in relazione all’attivazione dei Parchi del Medioevo e dei Luoghi dell’Anima. Il percorso di valutazione (che rappresenta un format noto ed ampiamente sperimentato ed esplicitato nello schema di business plan esito del presente studio) è basato sulle seguenti semplici dimensioni, che verranno considerate già nelle fasi precedenti:

E’ importante, prima di presentare il modello teorico definitorio di Parco di Cultura, ribadire che:

  1. Il progetto non inventa niente, ma parte dalla realtà, da quello che esiste, dalla volontà espressa di portare valore aggiunto a quanto già presente (cfr. cap. 2. e cap. 3. pubblicazione). Il progetto non potrà essere realizzato senza l’effettivo coinvolgimento delle pubbliche amministrazioni, degli operatori e dei giovani del territorio. L’innovazione perseguita è quindi quella non di creare ex novo, quanto di valorizzare e ricollocare, con idee anche nuove, quanto già c’è. Ad esempio, verranno censiti e promossi grazie a canali e media inusuali eventi turistici che annualmente le comunità locali dell’area organizzano e gestiscono; lo sforzo creativo sarà peraltro limitato a dare attuazione alle idee ed alle potenzialità direttamente pervenute e richieste dal territorio, a favorire le località meno visibili ed a rafforzare l’integrazione dell’offerta in Appennino.
  2. Il progetto avrà una estensione sperimentale e limitata, ad esempio relativamente alla coerenza tematica che costituirà, tra l’altro, la quali-tà e la riconoscibilità della proposta (cfr. cap. 1. e 2. pubblicazione): l’organizzazione dei prodotti e degli eventi turistici sarà infatti fortemente vincolata ad una idea condivisa, originale ed incarnata alla tradizione culturale del territorio. La proposta intende inoltre ricercare incroci positivi e reciprocità con le offerte ed i circuiti turistici già attivi e di successo della mon-tagna modenese, fornendo – per quanto possibile – un contributo all’allungamento della stagione turistica.
  3. Il progetto punta in terzo luogo ad integrare, a coordinare de facto i diversi territori e gli stessi diversi settori produttivi che ne garantiscono ed influenzano lo sviluppo socio-economico, grazie alle relazioni tra gli attori istituzionali ed economici che su questi insistono, gli enti e le relative articolazioni organizzative, sulla base di un piano concreto, progressivamente condiviso e verificato, di cose da fare (cfr. cap. 3. pubblicazione). L’iniziativa non ha ambizioni o velleità politiche o di coesione sociale, ma riconosce il fondamentale valore, anche “etico” oltre che operativo, alla programmazione negoziata ed alla concertazione: sulle azioni e sulle cose concrete di interesse collettivo è possibile mettersi d’accordo ed, in questo senso, la diversità spesso risulta ricchezza. L’iniziativa quindi punta ad appianare personalismi, a superare i localismi ed a contrastare le “primogeniture”: il protagonista non può che essere il territorio nel suo complesso e nelle sue varie forme di rappresentanza democratica.
  4. La proposta, fortemente centrata sull’implementazione delle attività progettate e caratterizzata dal tentativo di unire attraverso il confronto e la passione degli individui e delle organizzazioni, riconosce fondamentale importanza alla trasparente verifica socio-economica e professionale degli esiti e, qualora siano dimostrati degli impatti positivi in termini di efficienza ed efficacia, mira alla sua progressiva autonoma sostenibilità (cfr. cap. 3. pubblicazione).
  5. Lo sviluppo di area è la chiave di lettura ed interpretativa più importante dell’attività in oggetto. Lo studio teorico e la modellizzazione scientifica effettuata (cfr. cap. 1. pubblicazione) intende fornire un contributo alla riflessione in materia oltre che ad offrire un percorso concreto per l’eventuale verifica e reiterabilità o l’applicazione in altri contesti spazio-temporali di idee similari.
  6. Tale iniziativa intende inoltre sperimentare un nuovo modo di fare formazione ed un diverso ruolo delle agenzie formative, incentivando in particolare la specificità della formazione come sistema trasversale e di supporto ai diversi ambiti socio-economici, professionali e culturali in cui la società si è organizzata. Il rischio che oggi diverse organizzazioni del mondo dell’education corrono è, a nostro avviso, quello della autoreferenzialità e dell’eccessiva tecnicizzazione e burocratizzazione di un sistema che per natura deve invece essere aperto alla realtà, rivolto alle persone, attento al mondo del lavoro ed alle sue dinamiche. L’ideazione, la progettazione e l’offerta articolata delle proposte formative devono trovare preciso ancoraggio e riscontro in questa realtà. Troppe agenzie formative sono al momento contemporaneo diventate dei ‘corsifici’, in grado più di intercettare e sfruttare correttamente (secondo le ‘regole’, le ‘procedure’, del quadro istituzionale di un sistema eccessivamente chiuso) le risorse pubbliche, che a rispondere a fabbisogni professionali rilevati con modalità scientifiche, a ‘guidare verso l’alto’ e qualificare il mercato del lavoro, o a contribuire allo sviluppo socio-economico sostenibile dei territori a partire dalle risorse umane. L’approccio perseguito in questa indagine e nelle stesse proposte di prospettiva è invece quello del ritenere l’ente di formazione una delle possibili agenzie di sviluppo al servizio del territorio e delle sue sfaccettate esigenze che sono prima da leggere, interpretare e validare (con metodologie aggiornate e trasparenti) e poi da soddisfare, anche con il concorso di altri attori che possono arrecare valore aggiunto. In questo senso la formazione può effettiva-mente, come spesso viene dichiarato, costituire una leva di crescita di un sistema sociale ed economico oltre ad essere strumento per l’attuazione e l’integrazione di obiettivi diversificati e complessi.
  7. Infine, riteniamo che la proposta progettuale sinteticamente delineata sia difficile e “rischiosa” per ragioni di varia natura, ma soprattutto per l’incertezza degli esiti, la complessità e l’ambizione degli obiettivi perseguiti, nonché dei complessi ed intrecciati fattori di successo che deve riuscire ad attivare (coinvolgimento capillare del territorio, approccio e pratica collaborativa tra più soggetti nel rispetto dei ruoli e delle funzioni diverse, raccordo ed armonia con gli indirizzi e la politiche pubbliche, attrattività e concretezza per giovani ed operatori, modellizz-zione e sperimentazione con metodologie scientifiche e trasparenti, etc.). Si ritiene tuttavia, proprio rispetto alla ricchezza, alle potenzialità ed alle difficoltà dell’area sopra soltanto tratteggiate, ancora più rischiosa la rinuncia a muoversi ed a mancare un’occasione, certamente assai difficoltosa ma non meno, almeno negli auspici, utile e significativa.

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